A Washington l'11 novembre 1982 viene inaugurato un monumento in ricordo dei caduti e dei dispersi della lunga guerra del Vietnam.
Per i morti del Vietnam è stata scelta una lunga pietra di marmo nero sulla quale sono scolpiti i nomi di 57 939 uomini.
Solo 7 anni dopo la partenza delle ultime truppe dal Vietnam, l'America riconosce a quei caduti il diritto di essere ricordati, anche se l'amministrazione non ha mai dato risposta ai 32 000 soldati che inoltrarono domanda per il riconoscimento delle loro gravi infermità.
Confusi tra i reduci americani si vedono alcuni vietnamiti, forse gli stessi che riuscirono a salire
sull'ultima nave, sull'ultimo aereo prima del 30 aprile 1975, quando le forze comuniste arrivarono a Saigon.
Le immagini dell'ambasciata americana con la folla che preme contro i cancelli e quell' ultimo elicottero che decolla a fatica dal tetto fanno ormai parte della memoria collettiva.
Il conflitto vietnamita è stato filmato attimo per attimo e le battaglie sono state combattute davanti alle telecamere. L'opposizione interna americana si alimentò proprio con le immagini che le grandi catene televisive mettevano quotidianamente in onda, partendo dall'euforia dell'intervento degli Stati Uniti nel 1965 fino al dramma ancora attuale dei reduci, dall'operazione Starlite all'Offensiva del Tet, dagli accordi di pace di Parigi alla precipitosa
evacuazione di Saigon nel 1975.
Di questa guerra si sa tutto: il numero dei morti, dei feriti e degli invalidi; quanto esplosivo è stato impiegato, quanti milioni di tonnellate di rifornimento sono stati usati, quanto latte è stato
bevuto dai soldati americani.
Eppure gli interrogativi di fondo di questo conflitto ancora oggi non hanno risposta. Proprio perché la guerra del Vietnam è stata una delle più controverse della storia nella quale si confrontavano due tecnologie: una di basso profilo, l'altra avanzata.
Vinse la prima perché dietro c'erano tenacia, determinazione e volontà di vincere.
Forse i 2 700 000 americani passati attraverso il Vietnam, a dispetto di tutta l'elettronica, non
avevano la stessa volontà di vincere e, soprattutto, la stessa convinzione di essere nel giusto.
22.6.06
L'America fa pace con i reduci del Vietnam. Così l’11 novembre 1982, un quotidiano americano titola a tutta pagina.
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3 commenti:
Complimenti, penso proprio che il lavoro da te svolto sia eccezionale. Chiaro e preciso! Sei grande Sabry.
Le ferite di questa inspiegabile catastrofe è ancora pregno del sangue di tutti i ragazzini, uomini e donne che sono affogati nel pantano viet.Una guerra voluta fortemente da Kennedy per riscattare la beffa della baia dei porci e la semidisfatta di Korea.Ma condotta malissimo da Johnson e Nixon che non prepararono mai un piano di vittoria.Il Vietnam è stato ciò che è stato perchè non è stato appreso a pieno il dramma di una cultura feudale incapace di autogestirsi.Sbagliato l'intervento armato,sbagliato tutto ciò che ne seguì.Una super potenza ha visto morire i suoi giovani tra le fauci di una guerriglia scalza ma affamata.Westmoreland avrebbe potuto portare alla vittoria i suoi,se avesse avuto come ordine quello di vincere una guerra.In Vietnam abbiamo osservato ogni limite dell'essere umano, uno dei tanti posti al mondo in cui la vita di un ragazzo di 19 anni vale appena 14 ore.Ancora una volta la politica ha commesso errori pagati da altri,ancora oggi il sentimento è solo legato a un singolo "perchè?" che si poteva leggere sui tanti volti sporchi di fango e sangue.Ecco,io ho visto in Vietnam morire l'uomo.E purtroppo nemmeno questo basta oggi per evitare errori tragicamente simili.Forse questa guerra,o meglio questa accozzaglia di battaglie tra zanzare e sanguisuge,senza acqua e senza Dio,è servita a chi è tornato.A dare un peso diverso alle cose normali della vita.Ma come si può tornare ad essere uomini se si ha visto morire sotto pioggia equatoriale la propria anima?Eppure ancora oggi,scorrendo foto scolorite,osservando quelle divise sdrucite addoso a bianchi e neri provenienti da ogni stato americano,non manca mai un senso di pietà e commozione,rispetto per degli eroi senza vittoria,ma non senza gloria.Massacri e stupri ce ne furono,su ambo i fronti ma chi può dire di aver pianto,di aver provato dolore,di essere accecato dall'odio abbastanza per giudicare il Vietnam?Eppure a distanza di anni resta il fascino per quella terra scomoda e chiusa nella propria selvaggia e priomordiale natura.La frase giusta è una sola.Quanti altri Vietnam ci aspettano?Si era concluso in sanguinoso XX secolo quasi in tregua con Marte, nove mesi dopo l'anno giubilare sono state poste in essere le basi per qualcosa di orribile,o forse no.Perchè ogni guerra è il Vietnam e sarà il Vietnam,primo vero conflitto in cui tutti hanno visto da vicino gli occhi lugubri della guerra.Gli americani hanno offerto intere generazioni al Dio della guerra, hanno versato sempre per primi il sangue e alcuni di noi oggi li vedono come il primo male.Ma è solo altro odio e in attesa facciamodi tutto per somigliare a loro.Nella speranza che questa società esca con coraggio dalle odierne foreste del Vietnam, che oggi si chiamano Iraq, Libano, Sudan, Cecenia.
Le ferite di questa inspiegabile catastrofe è ancora pregno del sangue di tutti i ragazzini, uomini e donne che sono affogati nel pantano viet.Una guerra voluta fortemente da Kennedy per riscattare la beffa della baia dei porci e la semidisfatta di Korea.Ma condotta malissimo da Johnson e Nixon che non prepararono mai un piano di vittoria.Il Vietnam è stato ciò che è stato perchè non è stato appreso a pieno il dramma di una cultura feudale incapace di autogestirsi.Sbagliato l'intervento armato,sbagliato tutto ciò che ne seguì.Una super potenza ha visto morire i suoi giovani tra le fauci di una guerriglia scalza ma affamata.Westmoreland avrebbe potuto portare alla vittoria i suoi,se avesse avuto come ordine quello di vincere una guerra.In Vietnam abbiamo osservato ogni limite dell'essere umano, uno dei tanti posti al mondo in cui la vita di un ragazzo di 19 anni vale appena 14 ore.Ancora una volta la politica ha commesso errori pagati da altri,ancora oggi il sentimento è solo legato a un singolo "perchè?" che si poteva leggere sui tanti volti sporchi di fango e sangue.Ecco,io ho visto in Vietnam morire l'uomo.E purtroppo nemmeno questo basta oggi per evitare errori tragicamente simili.Forse questa guerra,o meglio questa accozzaglia di battaglie tra zanzare e sanguisuge,senza acqua e senza Dio,è servita a chi è tornato.A dare un peso diverso alle cose normali della vita.Ma come si può tornare ad essere uomini se si ha visto morire sotto pioggia equatoriale la propria anima?Eppure ancora oggi,scorrendo foto scolorite,osservando quelle divise sdrucite addoso a bianchi e neri provenienti da ogni stato americano,non manca mai un senso di pietà e commozione,rispetto per degli eroi senza vittoria,ma non senza gloria.Massacri e stupri ce ne furono,su ambo i fronti ma chi può dire di aver pianto,di aver provato dolore,di essere accecato dall'odio abbastanza per giudicare il Vietnam?Eppure a distanza di anni resta il fascino per quella terra scomoda e chiusa nella propria selvaggia e priomordiale natura.La frase giusta è una sola.Quanti altri Vietnam ci aspettano?Si era concluso in sanguinoso XX secolo quasi in tregua con Marte, nove mesi dopo l'anno giubilare sono state poste in essere le basi per qualcosa di orribile,o forse no.Perchè ogni guerra è il Vietnam e sarà il Vietnam,primo vero conflitto in cui tutti hanno visto da vicino gli occhi lugubri della guerra.Gli americani hanno offerto intere generazioni al Dio della guerra, hanno versato sempre per primi il sangue e alcuni di noi oggi li vedono come il primo male.Ma è solo altro odio e in attesa facciamodi tutto per somigliare a loro.Nella speranza che questa società esca con coraggio dalle odierne foreste del Vietnam, che oggi si chiamano Iraq, Libano, Sudan, Cecenia.
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